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Restauro conservativo Porsche 356 SC — quando il colore racconta la verità

Oggi vi portiamo dentro un lavoro che ci ha dato tantissime soddisfazioni: il restauro conservativo degli interni di una Porsche 356 SC, l'ultima e più raffinata evoluzione della 356, prodotta tra il 1963 e il 1965. Un'auto che merita un capitolo a parte nella storia di Stoccarda — elegante, fine ma sportiva, con quell'animo che sarà poi il primissimo "Carrera 911". Quando entra in officina, ti fa fermare un attimo a guardarla.

Il cliente ce la porta per una valutazione sugli interni: invecchiati, sì, ma tutto sommato in modo dignitoso. Però c'era qualcosa che non tornava. La tonalità del colore. Ce ne accorgiamo subito.

La scoperta sotto le mani

Prima di tutto, una precisazione importante per capire il lavoro che ci aspettava: gli interni della 356 SC sono un mix di materiali diversi tenuti insieme dalla stessa tinta. Solo sedute e schienali sono in pelle vera, mentre tutto il resto — pannelli porta, rivestimenti laterali, finiture dell'abitacolo — è realizzato in skai, una finta pelle che già negli anni '60 veniva utilizzata su queste vetture. Far convivere due materiali così diversi nella stessa identica tonalità è una delle sfide più delicate di un lavoro come questo.

Smontati i sedili e iniziata la procedura di pulizia, viene fuori la verità: la pelle e lo skai erano stati sottoposti anni fa a una verniciatura fatta in malo modo, soprattutto sul match colore. E chi ci conosce sa quanto ci teniamo a centrare il tono giusto — ore e ore dietro a una tinta pur di raggiungere il risultato che vogliamo.

Ci rimbocchiamo le maniche. Contattiamo gli esperti 356 della zona, il cliente ci dà una mano, e alla fine troviamo un lembo del materiale originale che ci serve come riferimento. Pensate a quanto è interessante: parliamo di sessant'anni fa.

Il match colore, ad occhio

A questo punto comincia il lavoro vero. Il match colore va fatto ad occhio: non esistono strumenti — o per lo meno non ne esistono di validi — perché non c'è una campionatura di riferimento. E nel caso della 356 SC il problema si raddoppia, perché lo stesso tono deve "leggersi" identico sia sulla pelle delle sedute che sullo skai dei pannelli, due materiali che assorbono e restituiscono la luce in modo completamente diverso. Negli anni stiamo costruendo internamente una nostra matchatura dei colori pelle delle auto su cui lavoriamo più spesso, e ci auguriamo davvero di poter tornare presto su altre 356.

Imbottiture, cuciture, cromature, bachelite, cruscotto

Risolto il colore, c'era altro da sistemare. L'imbottitura dei sedili era spenta, scarica: la gommapiuma e i materiali di contenimento avevano ceduto, complice anche una qualità non proprio all'altezza degli standard Porsche dell'epoca. Rinforziamo, sostituiamo, ridiamo corpo. Rafforziamo le cuciture critiche e ripuliamo a fondo ogni angolo dell'interno.

Poi ci dedichiamo alle finiture. Lucidiamo tutte le cromature di sedili e abitacolo, riportandole al loro splendore originale, e trattiamo la bachelite — un materiale tipico delle auto di quell'epoca, presente in volante, pomelli e diverse parti dell'abitacolo, che con il tempo tende a opacizzarsi e a perdere quella profondità tipica del nuovo. È un trattamento che richiede prodotti e tempi specifici, ma il risultato cambia completamente la percezione dell'interno.

Infine il cruscotto: ormai secco, crepato, senza più la sua forma originale. Lo rifoderiamo daccapo.

Il momento del rimontaggio

Tutto torna al suo posto. E il colore torna a essere vivo, molto più scuro, molto più profondo — come deve essere. In origine questa era la combinazione cromatica prevista per le SC con carrozzeria grigio silver: un blu profondo, intenso, che con la carrozzeria fa un dialogo che solo le auto pensate davvero sanno fare.

È stato un piacere ridare vita a un'auto che meritava una condizione diversa.


Hai un classico che merita lo stesso trattamento? Se possiedi una 356, una 911 d'epoca o qualsiasi altra auto che ti sta a cuore e cerchi qualcuno che tratti i suoi interni con la stessa cura con cui la guideresti, scrivici o passa in officina. Parliamo del tuo progetto, valutiamo insieme, e ti diciamo onestamente cosa si può fare.

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